Questa è una rubrica di racconti inediti curata per noi dall’artista Alberto Azzara, noto su instagram con il nome @lecosechevedi.
Un flusso di coscienza a metà strada tra Tondelli e Bukowski, ma soprattutto una guida sentimentale di Bologna fatta di luoghi non convenzionali (bar laterali, circoli Arci, trattorie, parchi) dove ballare male nei posti giusti e una storia d’amore che li tiene insieme.

Cap.3
Spesso dimentichi i miei gesti e te li devo ricordare mentre mi accusi di non fare mai niente di carino per te, quando di colpo scompare tutto dalla tua testa. Nulla ha più rilevanza. È vero non sono pratico, faccio cose stupide da ridere insieme, come quella volta che ti ho comprato una rosa, discretamente vitale, da un venditore ambulante, appena prima di portarti al ristorante La Rosa su via Mentana. Solo per dirti “con una rosa alla rosa”, farmi guardare bonariamente male da te, sfondarci di cibo unto buonissimo, farci puzzare i capelli e provare a rimaner seri del modo simpatico con cui ci prendono l’ordinazione. Saltando una generazione, passeremo da Baoneki, in via Belle Arti, ordineremo monoporzioni per provare a sopportarci a piccole dosi, assaggiando di tutto, per non precluderci niente. Con quelle luci soffuse a riposare i nostri sguardi più tesi, seccando un drink di cristo. Senza accorgerci che ancora una volta ci è scappata la mano e siamo più sbronzi di quello che pensiamo. Per poi ritrovarci a passeggiare proprio sotto l’Ex Traumfabrik di via Clavature, mentre canticchiamo le canzoni del quasi omonimo disco, pensando alle cose assurde uscite da lì e all’onore di aver conosciuto Dandy Bestia e i suoi aneddoti, bevendoci assieme in un bar radical del centro. A pochi civici più avanti la Pam che ci ha salvato più di una cena, arrivando di corsa post lavoro, ad un’ora dalla chiusura, mentre gli occhi dei commessi trattengono il giusto odio camuffandolo con un sorriso. E chissà se anche i grandi artisti della Traumfabrik sarebbero scesi lì a comprare un barattolo di pesto alla genovese, come noi. Aspetterò nuovamente l’inverno in attesa che ritorni, all’angolo tra via Rizzoli e Piazza Re Renzo, il baracchino del signore tenero che vende le caldarroste, per portartele quando esci dopo ore di studio in Salaborsa, pagarle oro consapevolmente, senza poterne fare a meno. Come a doverti riconquistare da quell’ultima paglia fumata per me.
– Alberto Azzara
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