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Il Biografilm si mette la gonna. Lena Pasanen ci racconta le novità della prima versione online del festival

05-06-2020

Di Martina Fabiani

Magliette rosso fiammante, un turno da volontaria incastrato tra un lavoro e l’altro, e le corse per arrivare in tempo al parco del Cavaticcio e assistere al concerto. Solo dopo essere riuscita a vedere almeno uno dei film in programma. E poi, finalmente, la birra di fine serata. Chiunque, come me, abbia fatto parte del Guerrilla Staff durante il Biografilm Festival ricorderà questo momento dell’anno come una parentesi temporale felice, anche se con una media di quattro ore dormite a notte. Ma questa è un’altra storia. 

Dal 2005 a Bologna si tiene il Biografilm, uno dei festival più importanti in Europa con film documentari e di finzione dedicati alle biografie.

“È stato un inizio difficile, ma che mi ha mostrato qualcosa di importante. I nostri sostenitori sono con noi, non siamo soli. C’è una vicinanza che non ho mai sperimentato prima, in nessuno dei paesi in cui ho vissuto e lavorato”. Sono le parole di Leena Pasanen durante il gala di inaugurazione della sedicesima edizione di Biografilm Festival, andato in onda ieri sera nella Unipol Virtual Auditorium. È lei la nuova direttrice del Biografilm ed è pronta a rendere il festival un punto di riferimento internazionale e a dare spazio a un cinema sempre più fatto da donne.

Il Biografilm Festival c’è anche quest’anno, sarà solo diverso. Sarà online. Dal 5 al 15 giugno oltre 40 film selezionati saranno visibili gratuitamente sulla piattaforma MyMovies.it: basta registrare un account gratuito, prenotare il film di proprio interesse e assistere alla proiezione in streaming entro 24 ore dalla data e ora di inizio indicata in programma. I film e gli incontri con gli autori sono disponibili in lingua originale con sottotitoli in italiano, fino a esaurimento posti.

26 Paesi rappresentati, un 33% di opere prime e una nuova sezione chiamata “Meet the Masters”. Ma, soprattutto, le donne. Quest’anno, infatti, il 40% del programma è composto da film di registe. Inoltre, la giuria del Concorso Biografilm Italia è formata da 3 donne (Roberta Mattei, attrice di cinema e teatro, Cristina Rajola produttrice di documentari ed esperta di coproduzioni internazionali, Ester Sparatore, artista e documentarista) che assegneranno il Best Film Award/Biografilm Italia 2020.

Tra una call di lavoro e l’aperitivo virtuale con gli amici lontani, in questo periodo in cui il 90% della nostra quotidianità si è riversato online, abbiamo avuto la fortuna di poter fare una chiacchierata con Leena Pasanen. 

Questa edizione del festival mostra una percentuale di donne alta rispetto allo standard dell’industria cinematografica, un messaggio forte di speranza e inclusività. Come si è arrivati ad avere una percentuale di donne così alta quest’anno?

“Credo che l’equilibrio di genere sia qualcosa di intrinseco in me. Provengo dalla Finlandia, uno dei Paesi più egualitari al mondo, dove le donne hanno un ruolo di potere nella società. Pensiamo al governo finlandese: a capo ci sono cinque leader di partito, tutte donne e quattro di loro hanno meno di 35 anni. Per me l’uguaglianza tra uomo e donna è sempre stata un’ovvietà. In Germania, però, mi sono resa conto di un effettivo squilibrio, specie nella regia di lungometraggi. Il nostro comitato di selezione (ovviamente gender-balanced) ha fatto un ottimo lavoro per il Biografilm e il risultato è perfino migliore di quello che mi aspettavo”.

Qual è, secondo lei, il valore aggiunto delle donne nella direzione di un film e in che modo la loro visione si differenzia da quella degli uomini?

“Sento dire spesso che le donne prediligono argomenti più leggeri e sono dotate di una maggiore sensibilità, ma non credo sia vero. Ci sono film eccezionali a sfondo politico o economico diretti da donne e, allo stesso modo, ci sono uomini che hanno trattato tematiche più esistenzialiste e realizzato opere emozionali. Abbiamo semplicemente punti di vista e stili diversi e questo significa che il mondo non può essere visto e documentato solo da uomini”.

Un’edizione che lascia molto spazio alle opere prime: il 33% dei film in programma è, infatti, un debutto. Quanto è importante dar loro uno spazio?

“Credo fortemente che sia nostro dovere fornire un trampolino di lancio ai giovani talenti: è nostro compito aiutarli a sviluppare e divulgare i loro progetti. Lo storytelling è in continua evoluzione e abbiamo bisogno di nuovi talenti per spingerlo sempre avanti. Alcuni dei lavori più interessanti che ho visto nell’ultimo periodo appartengono a nuovi cineasti che stanno audacemente  muovendo i confini tradizionali dello storytelling”.

 

Nell’attuale edizione ci sono opere provenienti da 26 diversi Paesi, segno di una brillante diversità. Immagino si sarà spostata spesso per lavoro, incontrando registi, attori e professionisti di ogni parte del mondo. Cos’è la diversità nella cultura cinematografica?

“È capitato che io abbia viaggiato anche per 200 giorni l’anno. È stato folle, ma ho imparato molto sulle culture. Solo in Europa, ad esempio, ci sono notevoli differenze se parliamo di approccio cinematografico: i film nordici hanno un ritmo più lento e il pubblico viene gradualmente inserito all’interno della storia. Per i grandi mercati come la Germania e il Regno Unito – soprattutto in televisione – devi essere più diretto. Lo spettatore vuole sapere sin dall’inizio dove siamo e cosa sta accadendo. Al Biografilm vogliamo celebrare soprattutto la varietà delle storie europee”.  

“Meet the Masters” è la nuova sezione del Biografilm Festival, contentente le pellicole: I Walk, di Jørgen Leth, Irradiated di Rithy Panh e Master Cheng (Mestari Cheng), di Mika Kaurismäki. Una giornalista sopravvissuta al terremoto ad Haiti, un viaggio nel dolore – quello proveniente dalle guerre, dalle trincee, dai massacri – e la costruzione di una nuova vita dopo la morte della moglie. Tre storie di sopravvivenza, un senso di speranza. 

Leggendo le sinossi dei tre film in programma nella nuova sezione, mi sembra ci sia un aspetto che accomuna le tre storie: i protagonisti sanno rialzarsi nonostante un destino avverso e il messaggio finale è, nonostante tutto, un messaggio di ottimismo. Tutto è molto in linea con i recenti eventi.

“E’ un’osservazione molto percettiva. Come sopravvivere e come superare certi eventi sono chiari messaggi nei documentari di Jorgen Leth e Rithy Panh. E anche nella fiction di Mika Kaurismäki. Mika mi ha detto che voleva realizzare una storia felice, ma è andato molto oltre. Ci dà messaggi forti di sopravvivenza, tolleranza, senso di comunità e amicizia in tempi difficili. Un film non può cambiare il mondo dall’oggi al domani, ma apre nuovi punti di vista e contribuisce, sempre, a guardare l’altro lato della medaglia. Non ti dice cosa pensare, ma ti offre la possibilità di trarre le tue conclusioni”.

Quest’anno il festival cambia direttore. Dopo dieci anni Andrea Romeo, fondatore e volto ormai familiare del festival bolognese, chiama a dirigere il Biografilm Leena Pasanen, già direttrice artistica di DOK Leipzig, il più antico festival di cinema documentario del mondo.

Romeo ha impresso una identità al festival. Adesso, però, è il suo turno. Cosa le piacerebbe rimanesse invariato e cosa invece vorrebbe cambiare?

“Biografilm ha una natura energica e sorprendente, che voglio abbracciare. Il merito è anche del team con cui lavoro e di Bologna stessa. Ho tanti amici del settore che non vedono l’ora di poter ricevere un invito in questa città. Il mio obiettivo per il futuro è rafforzare il festival e renderlo una vetrina per i migliori progetti cinematografici italiani, specialmente per quanto riguarda i nuovi talenti. E, naturalmente, voglio anche assicurarmi che il nostro pubblico riceva una buona selezione dei migliori film internazionali dell’anno”.

Bologna ama il cinema e le tante iniziative messe in atto in questo periodo di chiusura delle sale lo hanno dimostrato. Ultima la notizia di oggi che anche la rassegna Sotto le stelle del cinema sarà presente in piazza Maggiore ma non solo, da luglio e con un numero di massimo mille persone per garantire la distanza sociale.

Il cinema è rimasto con noi, nelle nostre case, arrivando ad aggrapparsi anche ai muri della città. Rimarrà con noi anche il Biografilm. Ci vediamo online.