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Terra di Tutti Film Festival: “Cadere-Rialzarsi”, il docuclip sulla trap girato dai ragazzi dell’istituto penale minorile

10-10-2018

Di Luca Vanelli

Terra di Tutti Film Festival: “Cadere-Rialzarsi”, il docuclip sulla trap girato dai ragazzi dell’istituto penale minorile

È un concetto semplice, che si impara fin da bambini: cadere e rialzarsi. Quando si cresce, però, le cadute si fanno più dolorose e le risalite sempre più difficili. Ne sanno qualcosa i protagonisti di Cadere-Rialzarsi, un documentario musicale incentrato sulla trap che verrà trasmesso sabato 13 ottobre al Cinema Lumière durante la matinée dedicata alla scuole secondarie di secondo grado, in occasione del Terra di tutti Film Festival 2018.

Il docuclip è il risultato di un laboratorio ideato e guidato da Agnese Mattanò e svolto quest’anno dai ragazzi dell’Istituto Penale Minorile “Siciliani”, i quali hanno lavorato in sinergia con i ragazzi della Comunità Pubblica di Bologna. Si sono messi in gioco e, con l’aiuto dello scrittore Ivan Carozzi, Giorgio Cencetti (Dj Farrapo) e la cantante bolognese Suz, hanno scritto, girato e montato un documentario che indaga il fenomeno trap, andando anche ad intervistare la popolazione bolognese. Per questi giovani ragazzi la trap non è solo un genere musicale ma è reale manifestazione della propria vita quotidiana e della volontà di continuare a rialzarsi, di insistere, per raggiungere i propri obiettivi.

Cadere-Rialzarsi

Agnese Mattanò, coordinatrice del laboratorio, ci ha spiegato qualcosa in più sul progetto e alcune curiosità sul significato del titolo del documentario.

Qual è stato lo sviluppo di questo cortometraggio?

“Ho dato vita a questo laboratorio perché i ragazzi erano molto incuriositi dal mondo dell’audiovisivo: l’utilizzo della videocamera, il montaggio, la ripresa. Quest’anno ho proposto un tema su cui riflettere e da cui partire: il destino e un’idea di futuro. I ragazzi hanno però mostrato l’esigenza di creare un video sulla trap e del tema proposto rimane traccia solo nella canzone finale del documentario, scritta e interpretata dai ragazzi stessi. Alla fine trattare di trap mi è sembrata una buona idea, anche perché il fenomeno è esploso da circa un anno e ha catturato l’interesse non solo dei giovani ma anche degli adulti. Si è cercato quindi, insieme al contributo di Ivan, di analizzare il fenomeno nascente della trap e sentire il parere delle persone di Bologna”.

Perché “Cadere-Rialzarsi”?

“Nei primi testi che i ragazzi hanno svolto sul tema del destino e del futuro, questo concetto era ricorrente. Quando abbiamo cominciato a pensare ad un possibile titolo per il documentario, Cadere-Rialzarsi è sembrato il concetto più rappresentativo per loro. È sia parte di una strofa della canzone finale creata dai ragazzi, con la base di Dj Farrapo (‘Il futuro attende me: libertà. Sono pronto a vivere la realtà. Pensare, esitare: no grazie. Correre, correre, cadere e rialzarsi. Togliere la macchia e cominciare a ridere.’ ndr.), sia un concetto fortemente legato al mondo della trap: in molti brani c’è l’idea di partire da zero per avere successo e arrivare all’apice”.

Cadere-Rialzarsi

Questo tipo di laboratori quanto aiutano i ragazzi ad esprimere ciò che hanno dentro?

“Penso che sia soprattutto il mezzo che li aiuta. Loro diventano importanti quando realizzano un prodotto in cui hanno la possibilità di dire quello che pensano su argomenti specifici. Non parliamo mai direttamente di carcere e io non obbligo i ragazzi a parlarne, ma questo nei loro testi esce. Nel corso degli anni, progetto dopo progetto, abbiamo affrontato moltissimi temi: Costituzione, diritti e doveri, lavoro, pregiudizi, fino alla figura dell’eroe. Qualsiasi sia il tema, il carcere esce sempre perché loro vivono questa situazione e sentono il bisogno di elaborarla”.

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