Musica & Libri

“Troppi pensieri in testa ci fanno perdere molte occasioni”. Willie Peyote arriva a Sequoie Music Park

21-06-2022

Di Silvia Santachiara

Tutto ha un tempo, va consumato in fretta. Quel tempo Willie Peyote l’aveva esplorato in ogni sua declinazione, dentro le pieghe della paura della fine delle cose, dentro e fuori dalle relazioni, nell’assenza, nella presenza, nella ricerca di dilatarlo quel tempo e di lasciare un segno. Ora, a tre anni di distanza da Iodegradabile, è uscito suo ultimo disco Pornostalgia (Virgin Records/Universal Music Italia), in cui capovolge la prospettiva e ferma la corsa verso il futuro, andando a scavare nel nostro modo di rintanarci nel passato, con tutte le sue conseguenze. Tredici tracce inedite tra cui spiccano le collaborazioni con Samuel, Jake La Furia e Speranza, Emanuela Fanelli, Michela Giraud, Aimone Romizi dei Fast Animals And Slow Kids e il producer bolognese Godblesscomputers.

Peyote lo porterà, insieme ai suoi successi, sui palchi d’Italia. Domani sarà al Sequoie Music Park (c/o Parco delle Caserme Rosse, via di Corticella, 147) per la seconda tappa del tour. Qui il link per acquistare il biglietto.

L’abbiamo raggiunto per fargli qualche domanda prima del live.

Ph. Chiara Mirelli

Pornostalgia arriva tre anni dopo Iodegradabile. Hai detto che questo album chiude un cerchio. Cos’è la pornostalgia? Il passato ci rassicura davvero o ci inchioda?

«Questo album chiude un cerchio sotto diversi punti di vista, innanzitutto sul discorso del rapporto che abbiamo con il tempo iniziato con Biodegradabile, che è un disco che appunto affrontava la nostra bulimia di vivere il futuro. Questo disco invece capovolge il punto di vista occupandosi di quando noi ci nascondiamo e ci andiamo a rintanare nel passato per essere rassicurati in questa forma un po’ pornografica della nostalgia. In entrambi i casi quello che resta è che non riusciamo a vivere il presente».

 

Il singolo La colpa al vento è prodotto dal producer bolognese Godblesscomputers. Come è nata questa collaborazione e come si riconosce “un’occasione”?

«Con Lorenzo non è la prima volta che collaboriamo, era già avvenuto in Educazione Sabauda per il brano Truman Show. Questo pezzo nella fattispecie, La colpa al vento, è nato molto prima di tutto il resto del disco in una sessione in studio che abbiamo fatto insieme a settembre 2018 a Bologna ed è rimasto lì nel cassetto per un po’ perché volevamo trovargli la giusta collocazione e non farlo uscire come singolo così da solo. La nostra collaborazione spero e penso che ripeterà ancora nel tempo. Il brano tocca anche alcuni temi legati alla città di Bologna proprio perché lo abbiamo scritto e registrato lì e quindi era figo affrontare proprio il tema direttamente.

Come si riconosce un’occasione? Bè, se lo sapessi sarei in grado di non perderne mai, quindi non so rispondere a questa domanda. Quello che sto cercando di fare da molto tempo è essere in grado di rendermi in ascolto di ciò che ci circonda per essere sempre pronto a capire quando quello che sta accadendo può essere effettivamente un’occasione. Con troppi pensieri in testa si rischia di perdere molte occasioni, se ci si concentra sulle occasioni che abbiamo già perso e si sta fermi lì molto spesso se ne perdono di ulteriori. Quindi non so darti una risposta ma quello che è certo è che bisogna allenarsi per essere in ascolto».

Ph. Chiara Mirelli

A maggio sei passato a Bologna, all’Estragon, con “PEYOTeMES”. Cosa ti è rimasto di questo speciale talk tour? Ci racconti un aneddoto?

«È stato un piccolo giro molto intenso e interessante perché ci siamo finalmente trovati ad essere in una situazione paritaria di confronto con le persone, con i fan che hanno voluto partecipare, perché di solito nei concerti il rapporto in qualche modo è sbilanciato, nel senso che io sono sul palco e gli altri sotto. Mentre nel PEYOTeMES si era creata una situazione di parità, di confronto e di condivisione, qualcosa di cui avevamo bisogno tutti, io per primo e penso anche le persone dopo due anni un po’ particolari.

Ci sono molti aneddoti belli. In più di occasioni mi è successo di incontrarmi con delle ragazze e dei ragazzi molto giovani accompagnati dai loro genitori e che fossero i genitori ad avvicinarmi molto imbarazzati, ringraziandomi in qualche modo per quello che avevo fatto per i loro figli. Questa cosa mi ha commosso e mi ha fatto anche molto riflettere – cosa che ho anche detto a tutti questi genitori – su quanto in realtà fossero loro, i genitori, che stessero facendo un ottimo lavoro con questa propensione a condividere fino in fondo questa passione dei loro figli, accompagnarli e interessarsi a quello che piace loro e li fa stare bene. Credo che sia una grande soddisfazione per me poter essere in qualche caso un ponte che crea contatto tra genitori e figli. È stata una grande soddisfazione nel PEYOTeMES, è successa più di una volta in diverse città e questa cosa che mi ha veramente scaldato il cuore ed è stata una bellissima situazione».

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