È lunedì sera. Sotto la Tettoia Nervi c’è chi stringe i lacci dei pattini, chi sistema una cassa per la musica, chi saluta chi è arrivato prima. Si ride. Si respira aria di casa. E poi le ruote iniziano a scorrere sul cemento.
Che potere ha un corpo nello spazio? E un corpo che pattina? E un gruppo di ragazze che attraversa uno spazio nel cuore della Bolognina?
Prima di iniziare a pattinare, ci sediamo sotto la Tettoia Nervi. Con me ci sono Chiara, Ludovica, Monica, Sara e Maddalena. Hanno età, percorsi e storie diverse: c’è chi arriva dal pattinaggio artistico, chi dal roller derby, chi aveva scoperto la roller dance su Instagram, chi ha riscoperto i pattini dopo anni, chi li ha indossati per la prima volta durante il lockdown e chi ancora oggi sta imparando uno stile nuovo. Quello che le unisce non è una disciplina, ma il desiderio di costruire uno spazio aperto, libero e accogliente, dove il pattinaggio diventa un modo per incontrarsi, imparare insieme e vivere la città. Loro sono le Aerial Rollergirls. O meglio, una parte di loro.

Non sono nate con l’idea di fondare una community, non c’era un progetto alla base, un’associazione o un piano da seguire, semplicemente la voglia di pattinare, di stare assieme, di vivere pienamente uno spazio della città in modo sicuro ed inclusivo.
“È nato tutto quasi per gioco. Era il 2020, in pieno lockdown – racconta Chiara-. Eravamo tre ragazze — io, Ludovica ed Elena — e avevamo semplicemente voglia di pattinare all’aperto, di riscoprire il piacere dei quad e di trovare spazi dove poterli usare. […] Abbiamo iniziato a girare per Bologna. Ci filmavamo, ma solo per conservare un ricordo, come fosse un diario fotografico. Poi con il tempo abbiamo iniziato a conoscere sempre più persone”.

Dopo pochi minuti di conversazione diventa evidente un forte senso di genuinità e familiarità. Non ci sono gerarchie, non c’è un modo giusto o sbagliato di fare le cose: c’è solo la voglia di stare insieme e pattinare. Di vivere la socialità e lo sport in modo diverso, senza limiti economici, istituzionali o performativi. Vedere come quella spontaneità abbia trovato casa in una sola piazza, nel cuore della Bolognina, ha qualcosa di profondamente naturale. Quasi inevitabile.
La Tettoia Nervi è uno di quei luoghi che sembrano conservare la memoria di chi li attraversa. Prima mercato ortofrutticolo, oggi Piazza Lucio Dalla, continua a essere un luogo di incontro, attraversamenti e relazioni. Forse è anche per questo che le Aerial Roller Girls hanno trovato proprio qui il terreno giusto su cui crescere.
“Intorno a queste esperienze così diverse si è costruita una community molto varia, dove c’è spazio per tanti modi differenti di vivere il pattinaggio– racconta Ludovica-. Oggi ci ritroviamo ogni lunedì alle 19 in Piazza Lucio Dalla con il Monday Roller Date, ma potete seguire il nostro profilo IG per aggiornamenti. È un appuntamento libero e gratuito e ci teniamo molto a mantenere un apprendimento orizzontale. Non esiste una persona che insegna dall’alto: ognuna mette a disposizione quello che sa. Poi ognuno trova spontaneamente la disciplina che sente più vicina”.

E questo gruppo è cresciuto sempre di più senza mai perdere quella leggerezza, quella libertà e quel senso di gratuità che l’ha contraddistinta fin dal primo giorno. Durante i Monday Roller Date chiunque è libero di avvicinarsi, pattinare, imparare, abitare quello spazio.
Anche la scelta della Tettoia Nervi, all’inizio, è stata quasi casuale: “All’inizio è stata soprattutto una questione pratica. Due di noi abitavano in Bolognina, quindi era comodo ritrovarsi qui. Poi ci siamo rese conto che questa piazza aveva tantissime caratteristiche perfette per pattinare: è grande, è coperta, ha un pavimento liscio, è raggiungibile facilmente grazie alla stazione, è uno spazio molto vivo e attraversato da persone diverse. Inoltre, si può utilizzare praticamente tutto l’anno, anche durante l’inverno”. Solo dopo, incontro dopo incontro, quel luogo ha iniziato ad assumere un significato diverso.

“Vivendo la piazza settimana dopo settimana – spiega Sara-. abbiamo iniziato a capire cosa rappresentasse davvero la Tettoia all’interno della Bolognina. Abbiamo visto come cambiava il quartiere, abbiamo osservato le persone che lo attraversavano, abbiamo capito che quello che stavamo facendo aveva un valore anche per il luogo stesso. Oggi credo che quasi tutte noi pensino che la nostra presenza qui sia importante, non solo perché pattiniamo, ma perché contribuiamo a far vivere questo spazio. Per questo continuiamo a sceglierlo: non è più soltanto il posto più comodo, è diventata una scelta consapevole”.
La piazza è diventata molto più di un luogo dove pattinare. È diventata un luogo vissuto, attraversato e condiviso. Attorno a Piazza Lucio Dalla è cresciuta una comunità sempre più ampia e variegata: pattinatrici, skater, bambini, famiglie, curiosi, persone del quartiere e non che hanno imparato non solo a convivere, ma ad abitare insieme quel luogo.
Ed è proprio quando una piazza viene abitata con continuità che inizia a generare nuove relazioni, nuove idee e nuovi modi di prendersene cura. Tra queste c’è Pattiniamo Insieme, un’attività gratuita dedicata ai bambini e alle bambine del quartiere, nata poco più di un anno fa grazie a Giovanni Covella, che tutti conoscono come Nonno Speed. Un’iniziativa cresciuta quasi naturalmente dall’esperienza della community e dal desiderio di aprire il pattinaggio a chiunque voglia provarlo.

Come ci racconta ancora Sara: “Abbiamo alcuni pattini che mettiamo a disposizione due volte alla settimana e li prestiamo ai bambini e alle bambine che vogliono provare. […] È un progetto ancora in evoluzione. Stiamo valutando se costituirci come associazione e abbiamo partecipato anche al Bilancio Partecipativo del Comune di Bologna. Le cose si stanno muovendo, ma ci teniamo a una cosa: vogliamo continuare a difendere la gratuità e l’accessibilità di questo sport. Per noi è un principio irrinunciabile”.
In un momento storico in cui molte attività sportive sono legate a quote di iscrizione, tessere e corsi, la gratuità diventa una scelta precisa, affinché chiunque possa provare questo sport indipendentemente dalle proprie possibilità economiche. Una scelta culturale e politica, che mette al centro la prossimità, la condivisione e un apprendimento orizzontale, dove chiunque può imparare, sentirsi parte di un gruppo e trovare il proprio spazio. Il punto, spiegano, non è rifiutare associazioni o federazioni, ma immaginare che possano convivere anche altre forme di partecipazione. Oggi, per ottenere spazi o insegnare la disciplina, sembra esserci un’unica strada: costituirsi come associazione e aderire a una federazione.

“Sarebbe bello che questa non fosse l’unica possibilità. Che esistessero anche altri modi per riconoscere e sostenere esperienze come la nostra, senza costringerle a cambiare forma”.
Perché il valore di una comunità non dipende dalla forma che sceglie di assumere, ma da ciò che è capace di costruire: una comunità che, settimana dopo settimana, continua ad abitare la piazza, costruendo relazioni, aprendo il pattinaggio a chiunque voglia avvicinarsi e dimostrando che un modo diverso di vivere lo sport e la città è possibile.
“Creare occasioni gratuite di socialità significa anche contrastare la solitudine”, spiegano.
È un’idea di città in cui non sia necessario consumare qualcosa per stare insieme. Dove una piazza possa tornare a essere un luogo di incontro. È quasi alla fine della nostra chiacchierata che Sara mette in parole una consapevolezza maturata nel tempo.
“Noi volevamo solo pattinare”.

Solo con il passare dei mesi si sono rese conto che ritrovarsi ogni settimana sotto la Tettoia Nervi significava anche altro. La storia stessa del pattinaggio porta con sé una componente di emancipazione: il roller derby nasce anche come risposta all’immagine stereotipata e sessualizzata della pattinatrice, mentre la roller dance affonda le proprie radici nella cultura afroamericana degli Stati Uniti, dove si è sviluppata come pratica collettiva, culturale e politica. Quella consapevolezza, però, è arrivata dopo, quasi senza accorgersene.
È cresciuta insieme ai lunedì trascorsi sotto la Tettoia.
Insieme alla scoperta che uno spazio pubblico può cambiare quando viene abitato con continuità.
Insieme alla possibilità, per un gruppo di ragazze, di pattinare la sera, sentirsi al sicuro, accogliere chi arriva per la prima volta e lasciare la piazza un po’ più accogliente di come l’hanno trovata.

Forse è proprio qui il cuore della loro esperienza: continuare a crescere senza trasformare lo sport in una prestazione o in un prodotto, ma custodendolo come un’occasione di incontro, di apprendimento reciproco e di cura dello spazio pubblico.
Quando chiedo se tutto questo abbia anche una dimensione politica, la risposta arriva senza esitazioni: “Per noi è politico abitare gli spazi”.
E forse è proprio questa la risposta alla domanda da cui siamo partiti. Che potere ha un corpo nello spazio? Forse quello di tornarci ogni lunedì. Di prestare un paio di pattini a chi non li ha. Di aspettare chi resta indietro. Di imparare insieme. Di rendere una piazza un luogo in cui un’altra ragazza possa fermarsi, pattinare, sentirsi libera e al sicuro.

Non occupandola. Abitandola.
Quando ci salutiamo è quasi buio.
C’è chi continua a pattinare. C’è chi arriva con un paio di quad sottobraccio.
Il lunedì, sotto la Tettoia Nervi, non è ancora finito.




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