Gruccialterna, la sartoria contemporanea contro l’omologazione

24-07-2017

Di Silvia Santachiara

Gruccialterna, la sartoria contemporanea contro l’omologazione

Un laboratorio sartoriale «ribelle» arredato come una mètro d’oltralpe, dove trovare capi artigianali ma anche accessori di altri brand indipendenti selezionati che lavorano seguendo la stessa filosofia. Si chiama Gruccialterna e in 50 metri quadrati Francesca Buonacara (fotografa) e Ilenia Marzella (sarta) propongono la loro alternativa all’omologazione. Hanno vissuto a Londra e dopo aver viaggiato raccogliendo stimoli da tutta Europa, sono tornate a Bologna per tenere alta la bandiera del Made in Italy e del sapere fare italiano. Da alcuni mesi hanno aperto in pieno centro (Strada Maggiore 58/a) una vera e propria sartoria a porte aperte, ma contemporanea. E far vedere ai ragazzi della loro generazione che indossare abiti confezionati a mano non è solo cosa d’altri tempi.

Perché una sartoria contemporanea?

«L’idea è nata dalla consapevolezza che pochissimi ragazzi possiedono abiti sartoriali, ma anche dal fatto che non abbiamo mai incrociato una sartoria a porte aperte, in cui entrare liberamente. Noi cerchiamo quindi di far riscoprire questo saper fare italiano realizzando capi in modo artigianale ma rivolgendoci anche ad un target giovane, che spesso considera l’entrare in una sartoria un’abitudine di un’altra epoca….L’abbigliamento è tutto realizzato a mano qui in negozio da Ilenia mentre gli accessori sono di brand indipendenti, quindi fuori dai circuiti della grande produzione. Tutti giovani che hanno scelto di puntare su qualità e originalità, come noi. Il nome, Gruccialterna, nasce proprio da questo concetto: gruccia perché Ilenia ne ha davvero una collezione infinita (sorridono), alterna perché vogliamo essere un’alternativa all’omologazione»

 

Da un’idea ad un progetto concreto. Cosa vi ha dato la spinta (e il coraggio)?

«Mentre eravamo all’estero sentivamo forte questa spinta verso il “back to Italy”, vedevamo molto valorizzata la qualità italiana e abbiamo pensato così di unire i nostri mondi e le nostre professionalità per realizzare un progetto che desse slancio all’artigianato. Ma l’occasione di rendere un sogno realtà è arrivata grazie al bando Progetti per l’Impresa”, che ci ha permesso di partire».

Francesca, di cosa vi occupate?

«Sono fotografa professionista e mi occupo della comunicazione, della promozione, dell’immagine e dei social. Cerco di mostrare quello che siamo in modo naturale e ironico, per andare oltre alla vecchia immagine della sartoria e raccontarla in altro modo. Mentre Ilenia è sarta e cuce da quando ha 10 anni. Suo padre è operaio in una maglieria e da bambina la portava spesso in azienda: guardava le stiliste mentre lavoravano, giocava con la lana, disegnava»

 

 Ilenia, cosa troviamo da Gruccialterna?

«Le mie sono collezioni fluide e per ogni pezzo proponiamo almeno tre taglie, oltre alla possibilità di riproporli sulla base della disponibilità del tessuto. Riprendo i classici miscelando capi e giocando con i tessuti. Sono patita per le gonne, in particolare fiabesche e in tulle ma attraverso le quali creare contrasti. Un capo che è stata una vera scommessa è una gonna argentata, molto audace e appariscente. Ne ho realizzate sei e le abbiamo vendute tutte, segno che c’è chi ama acquistare qualcosa di unico. Poi ho realizzato una giacca che sembra una camicia, quindi con bottoni, ma senza asole e con il colletto alla coreana. Ma il tessuto utilizzato è molto più spesso di quello che si usa per le camicie…infatti è una vera e propria giacca! Non mi definisco una stilista perché è un termine troppo ampio. Piuttosto, mi piace dire che metto su tessuto le mie idee in una sperimentazione continua. Le mie collezioni sono sempre “work in progress”, un continuo creare senza fermarsi mai»

Anche lo spazio ha una personalità forte.

«Siamo innamorate delle metrò nord europee quindi abbiamo scelto elementi metallici, quasi rubati alla strada, con cui abbiamo realizzato gli arredi. Poi ci sono mensole colorate appese con corde di juta, grandi lampadine che scendono dal soffitto insieme a due carrucole con appese antiche grucce inglesi. Uno spazio che richiama il mondo industriale anche attraverso la scelta di collocare al centro un grande tavolo da lavoro, le macchine da cucire e un ferro da stiro»

 

C’è anche un’opera murale che non può lasciare indifferenti.

«È stata realizzata da Valeria Bertolini, a cui abbiamo lasciato campo libero. Rappresenta “l’alternativa”: una serie di soldatini tutti uguali stringono al petto una gruccia e si dirigono nella stessa direzione, ma c’è una “grucciara” che cambia direzione e attraverso un paio di forbici si ritaglia uno spazio nel tessuto per scappare dall’omologazione».

Progetti futuri?

«Ci piacerebbe aprire questo spazio ad eventi e a piccoli concerti. E portare qui anche opere di artisti emergenti da esporre a rotazione»