Ho sempre pensato che via Bagni di Mario nascondesse delle antiche terme. Un’idea quasi naturale, suggerita dal nome e da quella sensazione di acqua silenziosa e diffusa. Poi ho scoperto che non ero la sola ad averlo immaginato. Per anni, anche storici e studiosi hanno creduto che quel luogo custodisse un impianto termale di epoca romana.
La verità, però, è un’altra. E chi non conosce bene la città sicuramente non se l’aspetta.

Salendo lungo la collina, aprendo un piccolo cancello e attraversando il giardino anonimo di un condominio, si scende sotto terra. Una scala ripida conduce in un sistema di cunicoli scavati nell’arenaria, che si diramano da una grande cisterna ottagonale cinquecentesca. È la Conserva di Valverde, meglio nota, anche se impropriamente, come Bagni di Mario. Nessun centro termale romano, dunque, ma un capolavoro di ingegneria idraulica rinascimentale, progettato nel 1563 da un architetto palermitano per captare e decantare le acque della collina di Valverde. Un’architettura sotterranea pensata per un gesto essenziale e vitale: portare acqua potabile in città. Da qui si diramava un sistema di canalizzazioni lungo circa due chilometri, capace di alimentare le fontane pubbliche e la Fontana del Nettuno, emblema della Bologna delle acque.
È proprio da questo luogo carico di memoria idrica che prende forma Book of Waters, progetto performativo che dal 5 all’8 febbraio 2026, in occasione di Art City Bologna, trasforma la Conserva di Valverde in uno spazio di ascolto, risonanza e apparizioni. L’opera, firmata da Armenia Panfolklorica e Lorenzo Marra e curata da Arianna Bettarelli, intreccia live performance, sperimentazione musicale e presenza sonora, invitando il pubblico a scendere letteralmente nelle viscere della città.

La pratica performativa si svolge all’interno della cisterna, dove le voci e i suoni sembrano risvegliare ciò che l’acqua ha inciso nel tempo. In parallelo, un padiglione allestito in Piazza del Nettuno permette di vivere l’opera in forma video-immersiva, come se il percorso sotterraneo riaffiorasse in superficie, seguendo simbolicamente lo stesso tragitto compiuto dall’acqua secoli fa.
Il progetto è promosso da Fondazione FRAME (Fondazione di Rigenerazione Artistica Metropolitana Effimera e diffusa) in collaborazione con Stile Bottega Architettura, Arredoquattro Industrie, Studio Woland agenzia di comunicazione, Succede solo a Bologna, Sublime Tecnologico e SpazioAlto architettura e ingegneria e con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna e Canali di Bologna.

Il legame tra Book of Waters e Bologna non è solo spaziale, ma anche storico e immaginifico. Per secoli, infatti, Bologna è stata una città d’acqua. Un sistema complesso di canali, chiaviche e condotte sotterranee distribuiva energia e risorse sotto le abitazioni, alimentando opifici nascosti, manifatture, vita economica. Le acque, una volta utilizzate, confluivano nel Cavaticcio e da lì nel Canale Navile, rendendo la città navigabile e collegandola alla pianura e al mare.



