Questa è una rubrica di racconti inediti curata per noi dall’artista Alberto Azzara, noto su instagram con il nome @lecosechevedi.
Un flusso di coscienza a metà strada tra Tondelli e Bukowski, ma soprattutto una guida sentimentale di Bologna fatta di luoghi non convenzionali (bar laterali, circoli Arci, trattorie, parchi) dove ballare male nei posti giusti e una storia d’amore che li tiene insieme.

Cap.2
Ricordo quando ti sono passato a prendere sotto l’Hotel Panorama di via Livraghi, un albergo una stella pagato da quell’altro, che non è in grado nemmeno di valutare la scopabilità della stanza o pensava che tu meritassi così poco. Stavi tutta a rota per le sigarette, nervosa per il caldo, nevrotica per il bagno in comune. Ti ho portata a prendere la paglie da Giacomino, il vero sindaco di via Marsala della Tabaccheria 68, dove passo i pomeriggi senza aver mai fumato in vita mia, colmando vuoti, accumulando bicchieri di spritz Cynar dei bar limitrofi e comprando solo caramelle. Poi ci siamo spostati poco più avanti al Momus cafè, dove sanno quello che voglio meglio di me, mentre mi perdo a passarti il ghiaccio sulle ginocchia senza un reale bisogno o solo per stuzzicarti e fermarti i pensieri. Mi accorgo che sto doppiando i tuoi giri e cerco di rallentare per non essere più preso bene di te. Che poi mi prende l’euforia come quella sera al concerto di Miglio al Locomotiv, lungo via Serlio, dove saltavo sotto oki e gin tonic per soffocare il mal di schiena sparito per adrenalina e quel trasporto viscerale che danno le sue canzoni. Post concerto stavo a pezzi e mi sono sentito una merda per averti illusa promettendoti una pizza al Ponte Girevole di Taranto appena li fuori dal parcheggio su via Mascherino, di quelle che apprezzi quando sei storto, piena di inutile basilico, troppo costosa, troppo unta eppure in quel momento la cosa migliore che tu possa volere. Altre sere, invece, ci prende assieme quella chimica che soddisfiamo da Beirut snack in via delle Moline, tu adori quei falafel mentre per me è lo shawarma migliore di Bologna. Lo prendiamo d’asporto, lo mangiamo buttati a terra e ancora un po’ sciolti ci raccontiamo come fosse ancora una delle prime volte, rassicurandoci, fregandocene della fiatella che ci lascia la salsa all’aglio. Improvvisiamo la serata sentendoci come a Berlino, entrando quasi per caso ad un live a cui pensavamo di rinunciare, farti foto imbarazzata mentre indossi una mia maglia a rete che ho messo solo in qualche serata croccante, farmi lattine di birra scrausa e svariati amari, rigorosamente da solo, per poi uscire e litigare come scemi per non pagare due Mobike con un solo account, convinto non ti fidassi, dalla scalinata del ponte di Via Stalingrado, a rendere tutto più Warschauer Straße, poi mi sono ricordato. Forse non saremo mai quei due romantici su una sola bici, ma abbiamo comunque altri modi stupidi per ricordarcelo.
– Alberto Azzara
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