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Letizia Battaglia si racconta: “le foto che non ho fatto sono quelle che mi fanno più male”

12-06-2019

Di Laura Bessega

“L’amore è un imbroglio. Se fosse amore non finirebbe mai”.

A 15 anni, un giorno esce da scuola. Un ragazzo, un bravo ragazzo, si avvicina e le parla. Il padre la vede. La prende e la mette in un orfanotrofio, per un mese. A 16 anni si sposa il primo che si innamora di lei.

84 anni e un caschetto rosa fluo, Letizia Battaglia ha la mente lucididissima, parla con la consapevolezza di chi le cose le ha provate sulla propria pelle. È diretta, così diretta che non lascia scampo ai tuoi dubbi o tentennamenti.

È fotografa, è palermitana ed è la protagonista indiscussa di Shooting the Mafia, il documentario della regista irlandese Kim Longinotto, in anteprima italiana al Biografilm Festival. Sarà proiettato ancora oggi, giovedì 13 giugno, alle 19 al Cinema Orione e domenica 16 giugno, alle 17 al Cinema Europa.

Ritratto di Letizia Battaglia al Biografilm 2019 | Foto di Laura Bessega

La prima volta che vede il film si trova al Sundance Film Festival, nello Utah, con alcuni metri di neve fuori e 300 persone alle spalle. Immagini di repertorio sulle stragi e le sue foto degli omicidi mafiosi si intrecciano con la sua vita privata e le interviste ad amori passati. “Ho avuto un po’ di imbarazzo” confessa.

Non sapevo niente della fotografia quando ho cominciato. Forse sapevo che esisteva Cartier Bresson”. Le piaceva il Rinascimento, la pittura. E anche l’architettura. Ma Letizia ha la testa dura, come dice lei, e impara presto. Da sola, sempre da sola. “Non ci capirò mai niente, però le foto mi vengono”.

“Ma la fotografia non è solo tecnica”, le dico.

“Non lo è per niente. È progetto di vita. Non fotografico, perché quello diventa falso. Il tuo progetto di vita lo trasmetti attraverso le tue immagini. Non posso non pensare a un’altra fotografa, Monica Bulaj. “Lei va a cercare nel mondo. Le religioni. La spiritualità. Io sono rimasta a Palermo. A me interessava Palermo. Avrei potuto fare l’inviata. Ero bravina. Ma quando viaggio le mie foto sono scadenti. È nella mia città che mi viene l’energia”.

Ritratto di Letizia Battaglia premiata con il Celebration Of Lives Award 2019 | Foto di Laura Bessega

È una scommessa quella di raccontarla negli anni più duri, gli anni di piombo, gli anni della mafia. “Non è stata una questione di coraggio, ma di fame. Gli eroismi non ci sono stati all’inizio… il pane!”.

Ma di coraggio ne ha da vendere, quando decide di lasciare suo marito rimanendo con tre figli piccoli. Non chiede soldi. Non vuole niente.

La relazione non funziona. Lei vuole studiare, lui la vuole a casa. Si ammala, si cura, si riprende. Poi succede una cosa che tutti vengono a sapere. La trova a letto con un giovane amante e le spara. Fortunatamente senza ucciderla. Dopo questa mancata tragedia dai toni shakespiriani, inizia la vita.

Palermo | Foto di Letizia Battaglia

Si propone come giornalista, in estate quando tutti sono in vacanza, per il quotidiano L’Ora. Successivamente passa a Milano come freelance, ma la prendono a patto che impari a usare la fotocamera. Torna in Sicilia, nuovamente per L’Ora. A 40 anni sente che finalmente si sta realizzando, è veramente Letizia. Ed è la prima fotografa italiana a lavorare per un quotidiano.

Pensa chesi occuperà delle donne, di quello che succede per le strade, ma dopo solo 3 giorni c’è il primo morto ammazzato. È lì, nella campagna, a terra tra gli ulivi, sdraiato da un numero interminabile di ore. L’odore è insopportabile. Lei lo guarda, aspetta anche solo un piccolo movimento anche se sa che non accadrà. La testa gioca brutti scherzi e il primo omicidio non si scorda mai.

Iniziano anni cupi a Palermo. “Certe volte 5 omicidi in un giorno, una volta 7. Non era mai successa una mattanza simile. Una volta in un anno più di mille omicidi”.

È il 1979. Andreotti sta facendo la campagna elettorale. Il giornale manda Letizia in un cinema a fotografarlo. A fianco a lui c’è Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo vicino a Cosa Nostra. Per lei, quella è la foto. Andreotti e Ciancimino. È soddisfatta. Più tardi le dicono di andare anche all’albergo Zagarella di tali fratelli Salvo. Non ne ha molta voglia, ma lo fa ugualmente. Scatta qualche foto veloce che non viene nemmeno pubblicata. E se ne dimentica.

Fino a quando cinque “giovanotti della Dia”, 20 anni dopo, le bussano alla porta e le chiedono di visionare il suo archivio. Passano 7 ore e mi restituiscono tutti i negativi tranne uno. È la foto più brutta che ho fatto, sfocata”. È l’immagine di Andreotti con Nino Salvo, il mafioso che diceva di non conoscere. Mente e questa è la sua condanna. Viene giudicato colpevole, ma dopo 20 anni il reato va in prescrizione. “Forse non è servita a mandarlo in galera, ma servirà a scrivere i libri di storia”.

Andreotti con Nino Salvo | Foto di Letizia Battaglia

Ogni immagine di Letizia Battaglia è un racconto, un capitolo uscito da un libro di storia in bianco e nero.

Come quando il mafioso Luciano Leggio, chiamato “Liggio”, entra per la prima volta in tribunale. Ammanettato, cammina davanti ai poliziotti, a testa alta, come se fosse lui il padrone. Sembra quasi invitarla con un gesto delle mani mentre la osserva da dietro gli occhiali. Il suo sguardo attonito e intimidatorio nasconde una minaccia. “So che se avesse potuto, mi avrebbe ammazzato. Pensa come si sentivano loro, i mafiosi, a essere fotografati da una donna. Erano così pieni della loro autorità. Io tremavo. Ho un solo scatto fermo. Ma tremavo di emozione, non di paura. I boss davano una tale sensazione di potere crudele e tu li stavi sfidando”.

Luciano “Liggio” Leggio | Foto di Letizia Battaglia

Ora in Sicilia non si uccide più. C’è stata la trattativa Stato-Mafia “ma non è quello che abbiamo pensato tutti noi…”.

L’italia è scesa a patti con Cosa Nostra. E questo fa paura. Se non ti sostiene lo Stato non vai da nessuna parte da solo. “Cosa fai? La lotta alla mafia? Per questo mi dà molto fastidio quando si parla di omertà. La gente della Sicilia o della Calabria ha paura perché è isolata quando si oppone alla mafia. È paura!”. Quelli che ci hanno provato a opporsi, li hanno ammazzato tutti. Giudici, poliziotti, giornalisti, persone comuni. Tutti isolati.

Si entra in un altro capitolo. È da poco morto Giovanni Falcone, fatto saltare in aria con 5 kg di tritolo.

Qualcuno a lui vicino non si da pace. Solo la rabbia è ciò che gli permette di continuare a fare il suo lavoro e a lottare. Non dimenticherò mai quell’uomo nell’aula che andava avanti e indietro, solo. Quell’uomo era Paolo Borsellino. Non vedeva più niente. Avanti e indietro”.

Letizia Battaglia e Paolo Borsellino | Foto di Shobha Battaglia

Quando scoppia la bomba a Palermo, corre sul posto. “Ricordo i corpi per terra a pezzi, la pancia. Io non potevo proprio fotografargli la pancia”. Non ci sono immagini di Letizia sulle morti dei due giudici. “Però ora che sono passati tanti anni so che le foto che non ho fatto sono quelle che mi fanno più male. Perché non le ho fatte, mi mancano. È come se avessi mancato loro di rispetto”.

Ai funerali delle scorte, la Sicilia insorge. Le immagini di repertorio che passano nel film sono impressionanti. La gente è un fiume  che scorre per le strade di Palermo. Vuole un cammino onesto. Vuole giustizia e cambiamento, ma soprattutto vuole la pace.

È questa la vera storia della mafia. Non c’è don Vito Corleone, non ci sono Marlon Brando e Al Pacino, ci sono i morti ammazzati per strada, donne e bambini che hanno visto o sentito qualcosa che non dovevano. E ci sono quelli che l’hanno combattuta in un film senza lieto fine. È per questo che a un certo punto per la fotografa arriva il momento di lasciare la sua adorata città. “Li hanno ammazzati tutti. O m’ammazzavo anch’io o me ne andavo. E me ne sono andata”.

Foto di Letizia Battaglia

Quando torna inizia il periodo più bello della sua vita. Toglie la spazzatura a Palermo.

Trascorre dieci anni in politica, prima come consigliere comunale, poi assessore e infine deputato regionale. Quest’ultimo è stato orribile, dice. “Non ho fatto niente, mi beccavo un sacco di soldi. Come i senatori. I siciliani sono furbi, si sono fatti una legge che permetteva ai deputati regionali di prendere lo stipendio come i senatori. Non mi era concesso di fare niente. I giochi erano fatti altrove”. Ricorda invece il periodo in cui faceva l’assessore col sindaco Orlando come una favola. “Avevo 800 operai e giardinieri a disposizione. Ogni mattina alle 7 offrivo loro caffè e cornetti. E me li abbracciavo tutti purché mi pulissero Palermo. Quasi ci scopavo”.

Palermo | Foto di Letizia Battaglia

Letizia parla liberamente perché questa libertà l’ha sempre voluta e se l’è presa. Dice che non ha mai avuto un’amante femmina, ma le piace stare con le donne, lavorarci, fotografarle. Hanno un universo complesso perché è in movimento, mentre i maschi stanno a guardare. Poi però puntualizza: “ma mi piace stare anche con gli uomini, eh!”.

Ora le sue palermitane le ritrae nude. Giovani e vecchie. Tutte vanno da lei per farsi fotografare. E perché? “Per fiducia. Non le faccio inutilmente sexy, inutilmente belle. È un’altra la bellezza che cerco. E alla faccia dei mafiosi, chiudo la mia vita coi corpi delle donne”.

Palermo nuda.


Qui gli altri film presentati al Biografilm Festival che abbiamo visto:

> IL DOCUFILM SULLA VITA DI MARADONA

> IL MISTERO DEL CASO HAMMARSKJÖLD

> QUANDO LUTHER BLISSETT INVENTÒ LE FAKE NEWS

> KEMP. IL RITRATTO DEL POETA-CLOWN

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