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Robot 11. Passato, presente e futuro del festival internazionale di musica elettronica

12-09-2019

Di Luca Vanelli
Foto di Robot

Robot Festival sta tornando.

La manifestazione internazionale dedicata alla musica elettronica e alle arti visuali organizzata dall’Associazione Culturale Shape è arrivata alla sua undicesima edizione portando in città performance live e dj set.

Nata nel 2008 a Bologna, continua ad essere legata a doppio filo con il territorio e lo conferma la scelta delle location per l’edizione 2019 che attraversano passato, presente e futuro della città.

Per l’anteprima del Robot, in programma il 12 ottobre, il futuro della musica elettronica si incontrerà con gli affreschi delle mura della loro sede storica, il Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo, là dove Re Enzo di Sardegna, figlio di Federico II di Svevia, venne imprigionato per 23 anni dopo la sconfitta della battaglia di Fossalta. Costruito tra il 1244 ed il 1246, ancora oggi rimane uno dei luoghi più caratteristici di Bologna che si affaccia su Piazza Maggiore e fronteggia la statua del Nettuno.

Palazzo Re Enzo – Boiler Room x Rbt aprile 2019

Tra il 25 e il 26 ottobre, invece, la casa base del festival sarà la Sala Maggiore dell’Ex Gam. Inaugurata nel 1975 nell’edificio progettato dall’architetto bolognese Leone Pancaldi, l’Ex Gam nasce nel clima di fervore intellettuale che pervade la città di Bologna negli anni Settanta. E ancora una volta musica e storia si incontreranno negli stessi spazi in cui il 2 giugno 1977 si svolse Imponderabilia, una delle più celebri performance di Marina Abramovic: l’artista serba e l’allora compagno Ulay si posero, l’uno di fronte all’altro, all’ingresso principale del museo, costringendo i visitatori a passare fra i loro corpi nudi.

Nella notte del 26 ottobre DumBO, nuovo centro di rigenerazione urbana condivisa a pochi passi dal centro, metterà a disposizione i suoi ampi spazi industriali per accogliere la festa di chiusura di Robot 11. L’ex scalo merci Ravone torna a vivere: poco meno di quarantamila metri quadrati riconsegnati alla città. Uno spazio di rigenerazione creativa condivisa aperto al coinvolgimento di imprese, cittadini e associazioni per la creazione di un distretto culturale con arte, musica e sport. Ve lo avevamo già presentato qui.

Robot 10, all’Ex Gam

Calcheranno i pavimenti di questi magnifici luoghi, diffondendo battiti e ritmi innovativi, dj e producer che arriveranno a Bologna da tutto il mondo.

Due mostri sacri della musica elettronica made in Uk saranno ospiti dell’edizione 2019: Andrew Weatherall, produttore poliedrico e in continua evoluzione; insieme a lui, in direttissima da Manchester, i pionieri della scena acid house 808 State.

Fra i nomi più attesi anche quello del produttore spagnolo John Talabot, maestro indiscusso della notte al pari di Leon Vynehall, produttore introspettivo dall’indole narrativa, capace di incantare con i suoi paesaggi sonori illuminati da momenti ballabilissimi ed emotivi.

Non solo mostri sacri, ma anche certezze e tanti artisti emergenti: Toulouse Lox Trax, Red Axes, Interstellar Funk, Moxie, Afrodeutsche, Batu, The Comet is Coming, Badsista, Francis Inferno Orchestrae in quota italiana Donato Dozzye Alessandro Cortini.

Robot 10, a Palazzo Re Enzo

Storia, spazi, meccanismi, funzionamenti, rigenerazioni. Tutto ritorna nel fulcro centrale di questa edizione di Robot Festival, su cui ci si interrogherà a lungo: Black Box è il titolo del manifesto firmato da Daniele Gambetta e Andrea Zanni. Controllare distrattamente le notifiche dei propri profili social, ascoltare un flusso musicale potenzialmente infinito affidandosi alla selezione proposta dall’algoritmo: sono azioni quotidiane di una vita pervasa dal  rapporto con una tecnologia di cui conosciamo l’input e l’output ma non il suo funzionamento, proprio come in una scatola nera.

“Come affacciarsi a un mondo che cambia così rapidamente, modificando ogni pochi mesi le forme di creazione e fruizione dell’informazione, e a cascata trasformando i processi economici, le strutture delle filiere di produzione culturale?”, ci si chiede nel manifesto. Da qui l’esigenza di “aprire le scatole nere della complessità”che diventa “una necessità sempre più stringente, per non annegare nel caos, ma riuscire a conviverci”.

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