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“Si può sempre ricominciare”. Malika Ayane festeggia dieci anni di carriera con Domino

16-10-2018

Di Silvia Santachiara, Claudia Palermo
Foto di Laura Bessega

“Si può sempre ricominciare”. Malika Ayane festeggia dieci anni di carriera con Domino

“Tutti amiamo, mangiamo, ci annoiamo, detestiamo chi ci sta vicino in certi precisi momenti per poi pentirci un attimo dopo e tornare ad amarli pazzamente”.

Le cose della vita sono le stesse, i “pezzi” di cui siamo fatti, anche. E non importa dove viviamo, quanti anni abbiamo, se siamo uomini o donne. Si possono incastrare, mescolare, combinare diversamente, farne di nuovi. A volte vale la pena disperarsi, altre prendere un respiro, cambiare la combinazione. E lasciare andare.

Come un gioco, in cui si può ricominciare sempre.

È un disco intimo e introspettivo quello di Malika Ayane, che dopo tre anni torna con Domino, uscito il 21 settembre: dieci canzoni, dieci scene, dieci diverse storie che hanno luogo in dieci stanze fermando un preciso istante.

Anticipato dai singoli Stracciabudella e Sogni tra i capelli, Domino è stato scritto tra Milano, Londra e Parigi, con la collaborazione di importanti autori internazionali già a fianco a lei in Naif. Con lei anche Axel Reinemer e Stefan Leisering dei Jazzanova.

L’abbiamo incontrata all’Instore alla Feltrinelli di piazza Ravegnana, ma il 6 novembre partirà il tour che la porterà nei teatri e nei club d’Italia. Si parte da Genova, “una città che ha bisogno di sorridere” ma farà tappa anche a Bologna il 15 dicembre all’Estragon e il 17 all’Europauditorium.

“La prima volta che sono venuta a Bologna mi aspettavo un clima festoso costante (sorride), invece nonostante il pubblico sia partecipe ho trovato molta attenzione. Ho avuto paura di non piacere ma poi è partito un forte applauso. E si, mi sono rasserenata”.

Domino è l’album con cui festeggi 10 anni di carriera. Dieci canzoni attraverso cui vai ad esplorare i pezzi di cui siamo fatti. Quali sono?

Sono tante cose della vita quotidiana. È stato l’unico periodo in cui non sono stata subito in studio per fare un altro disco o in tournè, quindi quello su cui sono riuscita a focalizzarmi tanto sono stati gli istanti, che secondo me sono uguali in tutte le case del mondo. In brani come Non Usciamo, ad esempio, c’è proprio un’universalità. Continui a incontrare persone di qualunque sesso, qualunque età, qualunque orientamento e mi dico ‘no, quella sono troppo io’. E questo vuol dire che tutti possiamo fare cose diverse, vivere vite diverse ma poi certe cose sono comuni”.

Un album dopo tre anni di lavoro. Ti sei presa il tuo tempo. Quanto è necessario farlo per produrre un buon disco, diverso, forse più maturo dei precedenti?

“È importante prendersi il proprio tempo in generale. Credo che viviamo un po’ tutti, non solo quelli che fanno dischi per professione, dietro la strana convinzione di essere indispensabili e a scadenza breve: con l’avvento di internet tutto va più veloce, tutto si ricambia con grande velocità. La prima cosa importante da riuscire a fare è capire che il mondo va avanti lo stesso senza di noi, ma che tutto quello che facciamo rimane, quindi pubblicare un disco senza avere la fretta di non essere assente e di non dover ricostruire ogni volta da capo una presenza è stato straordinario, perché mi sono accorta che il mondo va si avanti senza di me ma, proprio per questo, non vuol dire che se faccio una cosa brutta e frettolosa andrà bene per forza solo perché ci sono. Vale la regola del parlare poco e dire cose intelligenti”.

Stracciabudella è il primo singolo uscito. Ci sono emozioni in grado di infiammare le viscere. Cosa racconta questo brano?

“È un brano scritto con Shridhar Solan, con cui avevo già scritto Tempesta, e c’è in realtà una certa analogia. Parla dell’importanza di provare sentimenti molto forti. C’è chi sostiene che l’amore razionale sia quello che alla fine vince e dura veramente per sempre. Questo brano racconta invece di come c’è una fase in cui sei fuori dalla fase del limono e basta, siamo tutti felici e passiamo le giornate a guardarci negli occhi e in cui inizi ad avere anche dei lati bui ma ciononostante pensi che di fatto ci sia sempre una soluzione soprattutto passionale”.

“Sto sfogliando i giorni storti”(frase dal brano Stracciabudella), quasi come se la vita fosse un libro da poter leggere con distacco e consapevolezza. C’è la voglia di trasmettere una consapevolezza e un senso di maturità interiore acquisiti negli anni attraverso le tue ultime canzoni? Io ti ho trovata molto più matura.

“In un contesto come quello di Stracciabudella si descrive come la salvezza a volte stia nella passionalità, ma allo stesso tempo bisogna saper fare un passo indietro per non farsi travolgere necessariamente e totalmente dalle emozioni per quanto queste siano importanti. Credo sia bellissimo avere questa capacità naturalmente, io l’ho acquisita negli anni, sono una cantante italiana, sono l’emblema della passionalità!”.

Nelle tue canzoni parli di legacci emotivi che a volte ci mettiamo da soli, in alcuni brani richiami il lasciare andare, il non giudizio, il vivere le cose nel momento in cui ci sono. Qual è il filo rosso che le attraversa? C’è alla base l’idea di lasciare andare, un vivere di “pancia”.

“Sono proprio scene, anche perché ho scritto i testi in alberghi principalmente, tranne quelli scritti con Pacifico. Stavamo in uno studietto a Parigi e li c’è proprio una dimensione più casalinga. Parlo di fermare gli istanti, non necessariamente un invito a vivere di pancia, quello era più nel mondo di Naif l’idea di essere nelle cose nell’attimo in cui stanno accadendo. Qui si tratta anche di guardare le cose con un certo affetto. A volte la vita ci ripropone le stesse situazioni in persone, età e momenti diversi, quindi saper riconoscere dove vale la pena disperarsi e quando invece basta prendere un respiro e lasciare andare”.

Per abitudine è un altro brano dell’album. Quanto può essere pericolosa l’abitudine?

“Non è l’abitudine ad essere pericolosa, siamo noi rispetto alle cose che facciamo tutti i giorni, è il nostro atteggiamento che può essere deleterio”.

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