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Radiotaxi Stories. Il taxista della notte che porta in radio la città e le vite degli altri

17-04-2018

Di Bruna Orlandi
Foto di Giulia Fini

La redazione mi propone di scrivere un articolo su Roberto RedSox, un taxista che ha una collaborazione con Radio Città del Capo.

So poco di lui, quasi niente.

Gli scrivo un messaggio tramite WhatsApp per proporgli di incontrarci.

Gli chiedo chi sia e mi risponde “un taxista anomalo”.

Mi piaci. Parliamone.

Le anomalie mi appassionano e intuisco che anche lui ne è attratto, così gli propongo un’intervista anomala: nel suo taxi. E, visto che siamo anomali, gli chiedo di passarmi a prendere.

Accetta.

Alle 11 del mattino, ovviamente puntuale, è sotto casa mia che aspetta me e Giulia, che per l’occasione mi accompagna per seguire l’intervista con la macchina fotografica.

Entriamo nel suo taxi, Bologna 5, e ci chiede, come è abituato a fare per lavoro: “Dove andiamo?”

Dove vuoi tu! L’importante è andare”.

Conduce una trasmissione su Radio Città del Capo. Si chiama Radiotaxi Stories Bologna 5, dura tre minuti e va in onda lunedì, mercoledì e venerdì, dopo il giornale radio delle 7 e delle 10:30.

Il programma è partito in febbraio e ad oggi sono state trasmesse una ventina di puntate.

Il mezzo preferito di Roberto, oltre all’auto, è Twitter ed è da lì che è iniziato tutto.

Come è nata l’idea del programma Radio?

“Scrivo su Twitter da tempo. Il direttore di Radio Città del Capo mi segue e legge ciò che scrivo. Parlo di me, del mio lavoro ma soprattutto della notte. Così mi ha chiesto di fare una trasmissione, provando a raccontare a voce quello che scrivo su Twitter. Il format lo ha ideato lui”.

Roberto Mantovani, noto ai più come Roberto RedSox, ha cominciato a fare il taxista il primo aprile del 2016, a seguito di una lunga e dolorosa depressione. Ha toccato il fondo e, risalito, ha deciso che la sua vita da lì in poi sarebbe cambiata.

Ama spudoratamente il baseball, Bologna, il suo lavoro (che definisce “una continua terapia”) e la gente. Quella della notte però.

Di cosa parli?

“I taxisti su Twitter sono pochi e quelli che ci sono parlano di licenze, del traffico, di Uber. Io ho cominciato a scrivere di altro e il mio argomento preferito è la notte. Faccio il turno sia di giorno che di notte, ma è come se fossero due lavori completamente diversi. Durante il giorno c’è più formalità: i clienti vanno di fretta, stanno al telefono, parlano del tempo, del sindaco, di politica e del traffico. Sono persone che devono correre in ufficio o al tribunale, in aeroporto. Il turno della notte va dalle 18 alle 6. Dalle 18 a mezzanotte è sera e i clienti sono “normali”, ammesso che abbia un senso parlare di normalità. A mezzanotte c’è il cambio e “i normali” vanno a letto. Rimangono fuori i personaggi più singolari: ubriachi, tossici, pusher, prostitute, disperati e depressi. È di quest’ultimo mondo che mi piace parlare”.

E percorrendo i viali, Porta Castiglione, la Chiesa San Michele in Bosco arriviamo nei pressi del Rizzoli e nel passaggio dal cemento al verde non mi accorgo di essere completamente immersa nel mondo della notte, di cui Roberto mi parla con estrema delicatezza e rispetto.

Mi racconta che le prostitute non parlano quasi mai e che non escono dal portone sino a quando il taxi non è sotto casa per evitare gli insulti dei condomini che non gradiscono la loro presenza nel palazzo e che il loro timore maggiore è quello di essere derubate, che ci sono coppie che si lasciano, fanno pace e poi si lasciano ancora nel giro di una breve corsa, che una volta un ragazzo aveva bisogno di sfogarsi e ha speso 80 € di taxi per fare un giro lungo, che una coppia, non sa se di tossici o ubriachi, ha provato a fare sesso orale nella sua auto e lui li ha separati, uno sul sedile avanti e uno sul sedile posteriore, che le chiamate da Piazza Verdi non le accetta quasi mai nessun taxista ma lui sì e spesso si trova a dover “caricare” dei pusher, che parlano molto poco.

Tra i personaggi della notte, però, i suoi preferiti sono gli ubriachi.

“Si dividono in diverse categorie: c’è il ragazzo giovane che dopo 10 minuti e 3 cocktail è distrutto, quello che beve solo il fine settimana, quello che non sta mai male ed è un alcolista seriale e poi ci sono quelli che escono fuori per bere e non vogliono rischiare la patente. Questi ultimi sono sempre di più. 

La maggior parte dei taxisti ha paura di fare il turno della notte. Il terrore numero 1 è la vomitata. La mia macchina è ancora vergine perché ho occhio nel riconoscere quanto sono ubriachi e perché mi sono dotato di una busta in plastica ikea e così obbligo i clienti a tenere la sportina davanti a sé e a rimettere all’interno. Mi sento un po’ assistente sociale. Ho soddisfazione a trasportare una persona ubriaca altrimenti chi lo porta a casa? Ho già buttato 6 o 7 sportine dell’ikea”.

Mani al volante, Roberto ascolta le vite altrui e ne racconta qualche spaccato il mattino dopo in radio.

In verità, mi ha molto interessato la sua, di vita: intensa, densa, a tratti dura ed estrema. Ci scambiamo confidenze, non quelle formali del mattino ma quelle della notte. Su di lui potrei scrivere un libro ma mi limito a questo articolo.

Per riconoscerlo, guardate le fiancate dell’auto dove, oltre al logo “Succede solo a Bologna”, sono impresse le sue passioni: Bologna e il baseball. Non è un caso che Roberto sia conosciuto con il nome di Red Sox come la squadra di baseball di Boston i cui giocatori indossano calzini rossi. Esattamente come lui, che ai piedi porta solo calzini di quel colore. Sempre e ovunque.

Fate attenzione a quello che dite quando siete seduti sui sedili posteriori del suo taxi Bologna 5 perché vi potreste ritrovare il giorno dopo in radio.

Come è successo a noi.

Grazie Roberto per la piacevole “corsa”!

Questa è la puntata in cui parla di About, “Il tassista felice”.


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